Coldiretti Venezia

A VENEZIA E’ TEMPO DI “CASTRAURE”
MA NEI MERCATI SI SPACCIANO PER CASTRAURE CARCIOFI DIVERSI

Venezia 16 Aprile 2020 - A volte anche gli stessi veneziani rischiano di essere ingannati, quando, attirati da un prezzo conveniente, cascano nella rete di abili imbroglioni. In realtà ignorano che quel prezzo cela una truffa: in un sacchetto, di dieci castraure, solo quattro sono autentiche, le altre bene che vada sono “botoi” o carciofi provenienti da altre regioni. Ma al palato esperto non si mente, il sapore delle vere castraure di Sant’Erasmo è inconfondibile. “Non si tratta di fare campanilismo, ma di smascherare questi inganni che danneggiano il mercato di un prodotto tipico che è peraltro presidio di Slow Food - puntualizza Carlo Finotello presidente del Consorzio del Carciofo di Sant’Erasmo che aggiunge – noi produttori viviamo tutto l’anno in attesa della stagione primaverile per raccogliere i frutti di una coltura che richiede cure e lavoro costanti. I carciofi di Sant’Erasmo sono un ortaggio coltivato da secoli in laguna nella principale isola di Sant’Erasmo, ma anche nelle Vignole, Lio Piccolo, Mazzorbo, la loro sapidità dipende dalla salinità presente nel terreno argilloso e sabbioso, ben drenato e la stagione di raccolta non è mai prima di aprile. Molti venditori per attrarre l’attenzione del consumatore e richiamando all’immagine di quel carciofo tenerissimo, definiscono castraure carciofi diversi “ la castraura – spiega Michele Borgo presidente di Coldiretti Cavallino Treporti, produttore di carciofi, “è un termine dialettale per indicare il primo frutto apicale della pianta che viene tagliato per primo in modo da permettere lo sviluppo di altri, mediamente, otto carciofi laterali chiamati botoli, e 12 articiocchi successivi, ma è un termine coniato dal Consorzio del Carciofo Violetto di Sant’Erasmo che è stato registrato nel 2012 al fine di fare chiarezza a tutela del consumatore e di noi produttori”. La funzione del consorzio del Carciofo Violetto nasce proprio con l’intento di tutelare i produttori e i consumatori dalle imitazioni e dai falsi, “è una questione di trasparenza- chiarisce Borgo – è importante che il consumatore quando acquista i carciofi riconosca il logo che contraddistingue la produzione locale, che segue un disciplinare di coltivazione ben preciso valido anche per la mancanza di utilizzo di fitosanitari e diserbanti durante la crescita della pianta e garanzia di un sapore che richiama alla nostra terra salmastra.”
Quest’anno i carciofi mancheranno di essere proposti come prelibatezze di stagione nei ristoranti veneziani, ma per ora non si teme per la loro vendita la cui produzione rimane comunque una nicchia. Le richiestissime castraure infatti sono al massimo 100 mila, mentre un’incognita sarà il mercato dei 2 milioni di carciofi. “Siamo consapevoli che la produzione del carciofo violetto di Sant’Erasmo è limitata e anche se molto richiesta in mercati esteri abbiamo sempre optato per accontentare il mercato locale,- afferma Carlo Finotello- prendere decisioni diverse quest’anno, significherebbe rischiare che l’anno prossimo i veneziani debbano rinunciare al sapore di questo ortaggio che caratterizza gli orti della laguna, da secoli.”

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